L'uomo responsabile al 95% dei cambiamenti climatici
Solo il 5% attribuibile a fattori naturali

Immagini  dell'uragano Katrina del 2005ROMA
Le prove dell’origine antropica del riscaldamento globale sono molto più evidenti di quanto affermato in precedenza. Lo sostiene uno studio realizzato dal Met Office Hadley Centre, dalle Università di Edimburgo e di Melbourne e dalla Victoria University del Canada che intende confutare in tal modo le tesi contrarie degli scettici.

Le “impronte umane” sui cambiamenti climatici sono rintracciabili, secondo lo studio, non solo nell’aumento delle temperature, ma anche nel crescente tasso di salinità dei mari, nell’aumento dell’umidità, nel cambiamento delle medie delle precipitazioni e nel ridimensionamento della superficie dell’Artico, al ritmo di 600.000 metri quadri ogni dieci anni.

«Vi è una possibilità sempre più remota che gli scettici abbiano ragione. Ovvero meno del 5% di chance che i fattori naturali siano responsabili dei cambiamenti climatici contro il 95% che la colpa sia dei fattori umani», sostiene lo studio pubblicato sulla rivista “Wiley Interdisciplinary Reviews: Climate Change”. Del resto, afferma la ricerca, lo stesso Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) ha fatto marcia indietro e sulla base del riesame di un centinaio di studi ha affermato che le emissioni di origine umana stanno avendo un impatto importante fin nelle zone più remote del pianeta.

Una sola parte del nuovo studio ammette un punto a favore degli scettici: al momento non vi sono spiegazioni scientifiche sufficienti per attribuire all’azione dell’uomo le modifiche nell’attività degli uragani. Insomma, chi non crede al global warming può continuare a dire che Katrina e colleghi di disastri in giro per il mondo non hanno niente a che vedere con quanto l’uomo ha fatto negli ultimi decenni.

 

 

da La Stampa.it